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Cosa ci spinge ad emigrare? Per quanti è diventata una scelta obbligata? E quali sono le differenze tra la “vecchia” emigrazione (della quale eravamo partecipanti attivi) e quella moderna? 

L’ emigrazione degli italiani è un fenomeno che ha avuto un impatto significativo sulla storia, la cultura e l’economia del nostro paese. Sia ieri che oggi, è stata caratterizzata da diverse modalità, motivazioni e destinazioni, ma ci sono delle differenze enormi ed evidenti soprattutto a chi l’ha vissuta in prima persona.

LA STORIA                                                                                                                                            Nel corso della storia, l’Italia ha sperimentato diverse ondate migratorie: 

  • 1876/1900, dopo la grande crisi agraria degli anni ’70. 
  • 1900/1914, alle soglie della I Guerra 🌏
  • 1918/1939, tra le due guerre.
  • Dal secondo dopoguerra al boom economico degli anni ’60

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo eravamo un paese prevalentemente agricolo, con un’economia rurale e forti difficoltà socio-economiche. È quasi incredibile pensare che, solo qualche decennio fa, sui nostri territori morire di fame poteva essere all’ordine del giorno. Questi fattori hanno spinto milioni di italiani a cercare opportunità migliori all’estero, principalmente verso il Nord America (Stati Uniti e Canada) e alcuni paesi dell’America Latina (Argentina e Brasile).

Il processo migratorio di allora era spesso caratterizzato da lunghe traversate in nave, con condizioni di vita difficili e incerte. I nostri avi non sapevano mai se sarebbero davvero riusciti ad arrivare alla meta…e i barconi fatiscenti che trasportavamo i nostri compatrioti non erano poi così diversi da quelli che portano oggi i migranti nel nostro paese. Molti dei nostri sono scomparsi tra quelle acque senza raggiungere la “terra promessa”.

Gli immigrati italiani, sperando di trovare una vita migliore per sé e per le loro famiglie, cercavano principalmente occupazioni manuali: industrie pesanti, miniere, fabbriche e settore agricolo. I lavori più duri, quelli che nessuno voleva fare.

OGGI INVECE                                                                                                                        L’emigrazione italiana oggi è un fenomeno diverso, sia in termini di cause che di destinazioni.  Con l’avvento della società moderna e globalizzata, le ragioni per cui i giovani decidono di partire sono diventate sempre più eterogenee.                                                                                 Dal nostro punto di vista, sono 4 le macro-ragioni:

  1. Opportunità di lavoro e condizioni finanziarie: Molti giovani italiani emigrano in cerca di migliori opportunità di lavoro all’estero. L’Italia ha un alto tasso di disoccupazione giovanile, una crescita economica relativamente lenta, e costi della vita elevati (soprattutto nelle grandi città), spingendo (o costringendo?) i giovani a cercare lavoro in paesi con un mercato del lavoro più dinamico, migliore qualità della vita e maggiori possibilità di risparmio
  2. Istruzione e formazione: emigrare per ottenere un’istruzione superiore o una formazione più specializzata all’estero. Ciò può essere dovuto alla mancanza di programmi o istituti di formazione adeguati in Italia o all’attrattiva di studiare e contemporaneamente imparare una lingua.
  3. Esperienze internazionali: per quella voglia di vivere nuove esperienze nel mondo che colpisce un po’ tutti in un certo momento della vita. La curiosità di immergersi in culture diverse e migliorare le proprie competenze linguistiche. Lavorando o studiando all’estero, possono arricchire il loro curriculum e ampliare le loro prospettive.
  4. Sfidare se stessi: Alcuni giovani italiani possono decidere di emigrare per sfidarsi in nuovi contesti e fare esperienza di vita in un paese straniero. Questa spinta può derivare dalla curiosità, dal desiderio di avventura o dalla ricerca di nuove opportunità di crescita personale.

Insomma, ieri come oggi si emigra in cerca di condizioni migliori, ma sono in pochi a spostarsi per lavori ingrati: sempre più spesso ad andarsene sono i cosiddetti “cervelli in fuga”; i giovani italiani, super titolati e con curricula accademici da far invidia agli altri paesi, che scappano dal nostro paese perché non valorizzati e tutelati, soprattutto a livello economico ma tanto meno in quello culturale.

Inoltre bisogna sottolineare come oggi il processo migratorio sia facilitato da una serie di fattori: in primis i voli accessibili praticamente a chiunque (bella differenza rispetto a barconi e scafisti!), ma anche l’ampia diffusione di informazioni tramite internet e una crescente consapevolezza dei diritti degli immigrati.

Con un click possiamo vedere tutti i posti che visiteremo, affittare case, trovare lavoro e cercare qualunque cosa ci venga in mente: fantascienza per tutti quelli che sono partiti senza sapere neanche cosa avrebbero trovato all’arrivo. Senza contare la semplicità della burocrazia moderna con cui possiamo spostarci all’interno dell’Unione Europea e negli altri paesi convenzionati!

È TUTTO ORO?                                                                                                                      Ovviamente sappiamo che la risposta è no!

Tutto ciò non toglie che i migranti italiani odierni affrontano ancora tante sfide comuni ai loro antenati. Andarsene non è mai piacevole e il conto alla rovescia per tornare a casa pesa quanto tutti gli eventi, più o meno importanti, a cui non possiamo partecipare perché siamo distanti.

La lontananza dalla famiglia e dagli affetti, l’adattamento a nuove culture e la ricerca di un impiego dignitoso sono solo alcune delle sfide che gli immigrati, di ogni tempo e generazione, si trovano ad affrontare.

La nostra valigia è sempre pronta…e la tua?

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